Sito nato il 16 marzo 2006                                                                                                                                                                   Pagina aggiornata: sabato 13 settembre 2008


HomeIl ProgettoMondo RadioChi siamoPartecipateContatti

Ascolta la nostra Web Radio

Un giornalismo che viene da lontano


In collaborazione con


 

Indice

Giuliano Molossi

Storia della radio

Elenco radio 1976

Programmi disponibili

Radio Off-line

Dicono di noi

I Pirati delle radio

Le "nostre" radio

Links

Software audio

Lettere a Broadcastitalia

Blog



Ascolta l'intervista audio a
Giovanni Molossi


 

Il direttore de "La gazzetta di Parma" racconta a Broadcastitalia il suo esordio a Radio Parma

Che un giorno sarebbe diventato il Direttore Responsabile della Gazzetta di Parma  era scritto nel destino di Giuliano Molossi – prosecutore della dinastia partita nel lontano 1880 con il bisnonno Pellegrino, proseguita con il nonno Gontrano ed il padre Baldassarre, tutti avvicendatisi alla guida del quotidiano – ma che, sia pure per un breve periodo prestasse la sua voce a Radio Parma era più difficile pronosticarlo, ed oggi, a 30 ed oltre anni di distanza da quei fatti, sono forse in pochi a ricordarlo. Broadcastitalia.it, che prosegue il suo omaggio alla prima emittente libera italiana in occasione del 35° dalla fondazione, lo ha avvicinato…

Le prime parole del direttore sono di apprezzamento per il nostro lavoro di ricostruzione dell’archivio sonoro dei primi anni della radiofonia italiana:
“Guardando le vostre pagine
on line ho fatto veramente un tuffo nel passato. E’ un po’ una sorta di La storia siamo noi di Minoli in televisione. E’ un salto nostalgico nel passato: si capisce molto bene, fin dalle prime battute, che non possono essere programmi di oggi, c’è tutto un altro ritmo… E’ un bel progetto, perché è un patrimonio da difendere che non deve andare perduto. I primi anni delle radio private in Italia non vanno dimenticati, e tra l’altro proprio Radio Parma è stata la prima, anche se questo primato, qualche volta, è stato oggetto di contestazione… ”

Proprio come era successo anni prima alla sorella maggiore (fanno parte del medesimo gruppo editoriale) Gazzetta di Parma…
“A noi era capitato conla Gazzetta di Mantova, a Radio Parma con Milano International, fatto sta che siamo stati veramente dei pionieri. E dico
siamo perché fortunatamente anch’io ho partecipato, sia pure con un piccolo ruolo, a questa avventura, anche se non da subito.”

Prima Giuliano doveva concludere gli studi in Giurisprudenza:
“Nel1975 mi sono laureato a pieni voti: forse proprio per una sorta di crisi di rigetto per i libri – probabilmente avevo studiato un po’ troppa in fretta – mi concedetti una lunga pausa, anche se avevo già chiaro in mente che in futuro non sarei mai stato né avvocato né notaio, ma avrei seguito le orme paterne, e non solo le sue, perché pure nonno e bisnonno erano giornalisti…”
 

Ma prima della carta stampata, per il giovane Giuliano arrivò il microfono:
“In quel momento, da ragazzino, non potendo, ovviamente, lavorare nel giornale diretto da mio padre, iniziai a curiosare tra notizie e il modo per farlo me l’ha offerto Carlo Drapkind, il compianto direttore di Radio Parma, che mi ha volentieri coinvolto in questo progetto.”

Anche via etere non tardò a manifestarsi la vocazione (atavica…) di Molossi per l’informazione:
“Cosa facevo? Al mattino mettevo su qualche disco, anche se io non ero assolutamente un esperto conoscitore di musica, non ero un disc-jockey, niente di tutto questo: però mi piaceva il mezzo radiofonico. Più che i dischi mi piaceva il microfono, cioè parlare alla gente…”

Una sorta di allenamento per quella che in seguito sarebbe diventata una sua occupazione abituale, cioè rispondere alle lettere dei lettori…
“Sì, quel tipo di colloquio con gli ascoltatori che avevo allora da ragazzino in radio è lo stesso dialogo, che ora, in età matura, ho da direttore con i lettori del quotidiano. Sostanzialmente è la stessa cosa.”

Anche se all’epoca, forse, c’era un po’ più di leggerezza…
“Attraverso le telefonate le persone, semplicemente, parlavano con me anche degli argomenti anche più futili. Del resto in radio io stesso, magari, dicevo qualche sciocchezza di quelle che ogni tanto in radio si dicono, ma, come ripeto, non ero né un intrattenitore, né un comico: cercavo tra i giornali, che erano la mia passione, le notizie più curiose e divertenti, che si prestassero di più per una trasmissione del genere o un pubblico di quel tipo…”

Si trattava di Mattutino Musicale:
“Quel programma, in onda dalle 8 alle 10, storicamente era condotto da Anna Maria Bianchi, ma c’erano anche altri che si alternavano e tra questi pure io. Essendo il più pischello, nel senso del più ragazzino e comunque l’ultimo arrivato, mi toccavano i sabati, le domeniche, il 1° maggio, e così via, ma io lo facevo volentieri. Poter parlare in radio era un piacere…”

Anche le trasmissioni in notturna avevano il loro fascino…
“Alla sera, fino a mezzanotte, andava in onda Free Music102, con varie coppie al microfono, sempre male assortite ed il risultato era abbastanza drammatico... La scelta musicale era un po’ diversa rispetto al mattino: noi conduttori inscenavamo delle situazioni comiche, facevamo finta di litigare. L’altro conduttore spesso era una ragazza, che spesso poi si accompagnava a noi dopo le trasmissioni…”.

Tra i presentatori di Free Music102 Giuliano Molossi ricorda anche illustri nomi di personaggi, poi destinati ad un altro tipo di carriera:
“C’era Francesco Monaco, che oggi è il capo degli spettacoli qui in Gazzetta, Marco Manfredi, che è il Vicedirettore Generale di Publitalia, la concessionaria di Pubblicità del gruppo Mediaset. Noi eravamo i dilettanti allo sbaraglio, anche se Monaco di musica ne sapeva più di me, poi c’erano quelli bravi, tipo Luigi Furlotti…”

Di pomeriggio, invece, il cliché ricalcava quello dei programmi mattutini:
“Ero in onda alle 15, e si vedeva che andavo a finire sempre lì, sulle notizie, i dischi erano solo un contorno. Raccontavo di classifiche di libri, di film, di uscite di nuovi spettacoli teatrali. Insomma una sorta di “Costume e società” radiofonico, fatto da un 25enne…”

La data in cui finì la sua avventura radiofonica è ben scolpita nella sua mente:
“Rimasi in radio esattamente fino al 15 giugno del 1979, non potrei mai dimenticarlo… In quel giorno venni assunto al Giornale di Montanelli, e ricordo ancora adesso esattamente, come se fosse avvenuto un minuto fa, che alcuni colleghi in particolare uno, Tiziano Marcheselli, cercarono di dissuadermi dall’ andare a Milano, dicendo che questa era la mia città, che qui c’era la mia famiglia, che avrei potuto far carriere qui, ma io sentivo veramente che dovevo andare, staccarmi, da una situazione comoda e tranquilla, per andare in mezzo alla strada, a fare il cronista in un giornale di una grande città, alle dipendenze di un giornalista come Montanelli per imparare il mestiere. Non potevo restare a Radio Parma: il tempo del cazzeggio era finito, dovevo diventare adulto.”

Prima della tanto desiderata carta stampata Molossi fece in tempo a debuttare sul piccolo schermo, nelle prime trasmissioni sperimentali di Tv Parma. E non solo come speaker…
Sì, partecipai alla fase pioneristica anche di Tv Parma, leggendo i primi telegiornali, sui generis… Non avevamo immagini, leggevamo solo qualche notizia che costruivamo noi, quando venivamo a conoscenza di qualche fatto o tagliando o riassumendola Gazzetta. Talora capitava che non ci fosse l’operatore: io stesso, a volte, feci il cameraman, riprendendo programmi di varietà… Per mancanza di personale bisognava saper fare tutto, anche quella fu una scuola importante…”

Ma ormai la valigia per Milano (dopo l’esperienza al Giornale sarebbe seguita quella alla Voce, come caporedattore centrale, prima del ritorno nella città ducale nel 95 come vicedirettore e poi dal 98 al timone della Gazzetta) era pronta… “Salutai tutti gli amici di Radio Tv Parma con i quali ci si vedeva tutto il giorno, dalla mattina alla sera: erano la mia famiglia, vedevo più loro che mia madre o mio padre. Mangiavamo insieme, si viveva lì, e tu che c’eri lo sai. Era un ambiente molto divertente, pieno di entusiasmo. Eravamo tutti ragazzi, con molta voglia di fare delle esperienze, anche se tutti avevamo degli obiettivi diversi…”

Qualcuno con la voglia di sfondare in radio (e non solo) ed i talenti per riuscirci c’era: Mauro Coruzzi, l’odierna Platinette: “Mauro era il numero uno già allora, aveva grandi potenzialità, ma non avrei mai detto, ed immagino nemmeno tu, quale sarebbe stato il suo futuro. Certo si poteva indovinare che avrebbe avuto una bella carriera, però non con quali panni sarebbe diventato famoso…”

La maschera che impersona, a mio avviso, limita la sua intelligenza cristallina e l’approfondita conoscenza che ha del mondo musicale e non solo, ma il successo arriva per strade così…
“Il personaggio è quello: è apprezzato dal pubblico e per la verità diverte anche me, mi fa simpatia: però, conoscendo Mauro senza parrucche o vestiti da donna, lo preferisco proprio nel suo aspetto naturale, perché vedo il suo cervello. Come dici tu emerge la sua vivacissima intelligenza: preferisco Mauro a Platinette, anche se in Platinette c’è molto di Mauro.”

Il legame con la città ed il suo giornale è rimasto strettissimo: Coruzzi scrive una rubrica fissa sull’inserto Parma Giorno & Notte:
“Sono contento che lui, ancora adesso che è diventato un vip – parola che fa schifo a lui e a me – cioè un personaggio famoso che va sulle copertine dei giornali, e lo intervistano tutti, orgogliosamente continui a  collaborare, per pochi euro, conla Gazzetta: vuol dire che tiene a Parma, alla città e al suo giornale, che spero ancora che legga, come una volta, con la matita rossoblu per segnalarci i tanti errori in cui incorriamo…”

L’inventore del Molossi radiofonico fu dunque Carlo Drapkind, padre professionale di tanti di noi radiofonici…
“Carlo era un grandissimo: aveva una passione, un entusiasmo per questo mestiere; era il vero cronista: non gli sfuggiva niente… Intuiva la notizia aveva fiuto, la cavalcava, la sviluppava, aveva tempi di decisione rapidissimi. Gli piaceva la politica, era ferrato e competente  di tutte le varie questioni locali e non appena poteva ci saltava addosso: faceva parlare tutti, conosceva tutti, aveva un’agenda fittissima, da questo punto di vista era molto bravo. E poi, anche in una fase successiva, quando le parti si erano invertite ed io ero diventato il direttore e lui collaboratore alla Gazzetta, si era rivelato un elemento molto prezioso, camminava molto per città a dispetto della sua mole, curiosava dappertutto, entrava nei negozi, si fermava con la gente e raccoglieva notizie. Poi mi telefonava e mi riferiva anche quelle che erano sfuggite ai cronisti più bravi della Gazzetta…”

L’esperienza radiofonica avrebbe segnato per sempre il direttore e non solo per l’allenamento al dialogo con i lettori, cui accennavamo prima:
“Mi è servita per cercare di essere il più disinvolto possibile quando parlo in pubblico. Ho sempre preferito la radio alla tv, mestiere che conosco bene, dato che mia moglie lavora in televisione. Io, però, mi sono sempre sentito più a mio agio davanti al microfono che davanti alla telecamera: sarà stato per una questione di timidezza. La lucina rossa mette un po’ in soggezione…”

Il panorama radiofonico, oggi, è cambiato radicalmente rispetto a quello degli anni ’70, oggetto della ricostruzione storica di broadcastitalia.it…
“Le radio, adesso, sono cambiate moltissimo. Quella, come detto, era un’epoca pioneristica: adesso le grandi radio sono delle industrie, delle macchine da soldi, allineano personaggi di primo piano del mondo dello spettacolo, dello sport, del giornalismo. Insomma, sono una cosa molto diversa. Le vecchie radio, alle nuove, hanno lasciato in eredità la spontaneità, che deve rimanere per non far sembrare la radio qualcosa di asettico, di freddo. Non a caso le radio che hanno più successo sono quelle dove è predominante la spontaneità, nonostante la grande professionalità di gente che conosce bene il mezzo, perché non basta essere spiritosi e saper far ridere o essere conoscitori di musica per aver successo in radio… A parte Mauro, noi, allora, non conoscevamo bene il mezzo radiofonico, però avevamo dalla nostra questo entusiasmo e questa voglia di divertirci.”

Un bel lavoro, insomma…
“Non era un lavoro per noi: o meglio, lo era, ma lo facevamo col sorriso; eravamo retribuiti molto poco: io ricordo delle due mila lire. Entravo nell’ufficio di Menozzi
(il primo proprietario, nda) e pietivo qualche biglietto da mille, ma non di più… (per avere una idea basta ascoltare, è disponibile su broadcastitalia.it l’intervista che mi fece Menozzi, dopo il primo, ed unico, stipendio, di Radio Parma, ben 5.000 lire. Rispetto alle 1.000 o alle 2.000 di Molossi avevo guadagnato tantissimo, quella volta, nda) …come tutti lo avrei fatto anche gratis. I grandi della radio di oggi, tutti chi più chi meno, hanno fatto i primi passi tanti anni fa e conservato lo spirito di allora…”

In conclusione di intervista, per via del famoso cavallo di battaglia (“Richiamatela Radio Parma”) che stiamo cavalcando, ho formulato a Giuliano Molossi il seguente quesito: “Ma tu, da direttore della Gazzetta di Parma, il più antico quotidiano italiano, ne accorceresti il nome nell’acronimo GdP  ?” E lui, con grande fair play (trattandosi, comunque di una testata dello stesso gruppo editoriale), mi ha risposto così:
“Io avrei mantenuto la denominazione storica di Radio Parma: sono d’accordo con te: l’attuale non mi piace, ma sono prevalse altre logiche. La decisione non mi competeva e non mi compete, ma se mi chiedi un giudizio io avrei mantenuto Rado Parma, e non è detto che non si possa tornare, anche perché Radio Parma era veramente entrata nel tessuto cittadino, e dicendo Radio Parma102 uno si ricordava benissimo anche la frequenza…. Ma adesso vorrei rispondere a una domanda che non mi hai fatto…”
Prego… “Che ascoltatore sono adesso? Ora ascolto la radio solo in macchina, perché è un’abitudine che ho, e la radio che ascolto di più è Radio 24, quella del Sole 24 Ore: mi serve per il mio lavoro, perché propone approfondimenti interessanti. E’ una radio vivace: certo non c’è musica: quando ho voglia di ascoltarla mi sintonizzo su Dj o qualcun'altra…”

Mi si perdoni l’eccessivo localismo dell’ultima domanda: “A Parma ci vorrebbe una radio locale all news?”
Non so se c’è lo spazio per una radio del genere… non posso dirlo…”

 

Intervista esclusiva di Gabriele Majo per Broadcastitalia.it (29.01.2010)

 

    Alcuni programmi sono ascoltabili in Real Stereo Pagine ottimizzate per